DOC da danno e iper-responsabilità: quando il dubbio porta a controllare tutto

Controllare più volte se il gas è chiuso, tornare indietro per verificare di aver chiuso la porta o rileggere continuamente un messaggio prima di inviarlo: sono alcune delle compulsioni che possono comparire nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo quando il timore principale riguarda la possibilità di causare un danno, anche involontariamente.
In questi casi, i contenuti dei pensieri “ossessivi” sono legati all’iper-responsabilità, alla paura dell’errore, della disattenzione e delle possibili conseguenze delle proprie azioni.

La mente può quindi riempirsi di dubbi come:

“E se avessi sbagliato?”
“E se succedesse qualcosa per colpa mia?”

Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) le tematiche legate al controllo e all’iper-responsabilità non riguardano il desiderio di essere semplicemente ordinati o precisi, perché dietro i rituali di verifica spesso esiste una paura più profonda: quella di causare un danno a sé stessi o agli altri e di esserne di conseguenza responsabili. Il dubbio diventa persistente, invasivo e difficile da tollerare. E il controllo, almeno inizialmente, sembra l’unico modo per sentirsi al “sicuro”.

Quando però il controllo non basta mai

Nel DOC con tematiche legate a danno e iper-responsabilità, la persona teme di:

  • aver dimenticato qualcosa;
  • aver commesso un errore;
  • poter provocare incidenti o conseguenze gravi;
  • non aver fatto abbastanza per prevenire un pericolo.

Per questo può mettere in atto compulsioni (cioè comportamenti o azioni mentali ripetute fatte per ridurre ansia e dubbio), come:

  • verificare più volte il gas, le porte o elettrodomestici vari;
  • controllare continuamente messaggi, documenti, pagamenti o mail;
  • tornare indietro con la macchina per assicurarsi di non aver investito qualcuno o controllare se vi sono dei danni visibili;
  • chiedere rassicurazioni agli altri;
  • ripercorrere mentalmente ciò che è stato fatto. 

Queste sono solo alcune delle ossessioni e compulsioni più comuni, ma si diramano nei più svariati modi.
Il problema non è la prudenza in sé, ma il fatto che il dubbio non si spegne mai davvero.
Anche dopo aver controllato, spesso compare un nuovo pensiero:

“Sì, ma… e se questa volta mi fosse sfuggito qualcosa?”

Il tema della moralità

Chi soffre di DOC spesso non teme tanto solo il danno in sé, quanto la possibilità di esserne moralmente responsabile.
Dietro il controllo può esserci la convinzione implicita che:

  • bisogna prevenire ogni possibile errore;
  • non controllare abbastanza significa essere irresponsabili;
  • una persona “davvero attenta” dovrebbe essere certa al 100%.
  • se non controllo è colpa mia e questo avrà delle conseguenze su di me 

A volte, dietro quest’ultima paura, non c’è soltanto il timore del danno concreto, ma anche quello delle possibili conseguenze emotive e relazionali: sentirsi una “cattiva persona”, perdere valore agli occhi degli altri, essere giudicati, criticati, rifiutati o percepiti come superficiali, egoisti o inaffidabili. In alcuni casi, il controllo diventa quindi anche un tentativo di proteggersi dal senso di colpa, dalla paura del giudizio o, altre volte, dal timore di compromettere il legame con gli altri.

Il risultato è uno stato di allerta continua.
La mente cerca sicurezza assoluta, ma nel DOC la certezza completa non arriva mai. E più si cerca rassicurazione, più il dubbio tende a rafforzarsi e il cervello impara che controllare è “necessario”.

Una delle difficoltà più grandi nel DOC è infatti tollerare l’incertezza.
Chi soffre di questo disturbo spesso sente di dover eliminare completamente ogni possibilità di errore o danno. Ma nessun essere umano può avere un controllo totale sulla realtà.
Il problema non è la presenza del dubbio: tutti possiamo avere pensieri del tipo: “Ho chiuso il gas?” Nel DOC, però, quel dubbio viene vissuto come urgente, pericoloso e assolutamente intollerabile.

È un po’ come avere una mente che continua a tenere acceso un “allarme interno”, anche quando non sembra esserci un pericolo reale immediato. Il dubbio ritorna, chiede nuove verifiche, nuovi controlli, nuove rassicurazioni.
E più si cerca di raggiungere una certezza assoluta, più questa sembra allontanarsi.

Il trattamento del DOC

Nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo è importante comprendere che il problema non è il pensiero in sé, ma il modo in cui la persona reagisce al dubbio e cerca di neutralizzarlo.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare gradualmente a:

  • riconoscere il funzionamento del DOC;
  • interrompere il circolo dei controlli;
  • ridurre le richieste di certezza assoluta;
  • tollerare meglio l’incertezza;
  • distinguere la prudenza reale dal bisogno compulsivo di controllo.

Chiedere aiuto e comprendere il funzionamento del DOC è il primo passo per interrompere il circolo del dubbio e ritrovare uno spazio mentale più libero, flessibile e meno dominato dalla paura e dalla sfiducia in sé stessi. 

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Dott.ssa Alice Salani – Psicologa e Sessuologa a Empoli e Online

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